2023-02-24 Mercati
I mercati e i commenti degli esperti continuano ad essere dominati da speculazioni sulla direzione dei tassi delle banche centrali.
I mercati e i commenti degli esperti continuano ad essere dominati da speculazioni sulla direzione dei tassi delle banche centrali.
Viviamo in tempi strani in cui, per esempio, un’organizzazione di media internazionale può farla franca diffondendo consapevolmente notizie false senza perdere apparentemente spettatori e lettori.
La settimana scorsa i mercati si sono mossi in un intervallo di prezzi stabile fino quasi alla fine: il rapporto sull’occupazione di venerdì negli Stati Uniti ha colto molti di sorpresa e ha costretto gli operatori a rivedere le loro previsioni troppo ottimistiche sui tassi d’interesse.
Le azioni hanno avuto un’altra settimana positiva, mentre i tassi di interesse sono tutti saliti anche se non di molto. Non c’è stato parecchio da segnalare in termini di notizie o altre questioni legate ai mercati.
Una settimana contrastata. L’attenzione dei mercati si e’ riversata sugli sviluppi di politica monetaria (in particolare in Giappone) e sui risultati complessivi della stagione degli utili appena iniziata. Rimango sempre allibito dalla quantità di attenzione concentrata su una singola statistica trimestrale.
Si parla molto di inflazione e in particolare di due questioni: se l’attuale ondata inflazionistica è temporanea o permanente, e se i banchieri centrali (soprattutto la Fed) hanno commesso un errore di politica monetaria.
Secondo Morgan Stanley Research, il 2022 è stato il primo anno da almeno il 1870 in cui negli Stati Uniti sia le azioni che le obbligazioni a lungo termine sono scese di oltre il 10%.
Oggi si parla tanto dell’inflazione e di come essa, insieme al rialzo dei tassi ufficiali da parte delle banche centrali, abbia forzato i tassi delle obbligazioni tradizionali (senza indicizzazione all’inflazione) a spingersi fino a livelli ‘attraenti’. Stranamente, si parla poco delle obbligazioni indicizzate all’inflazione, strumenti creati apposta per proteggerci da effetti indesiderati causati dal rialzo generale dei prezzi.
È difficile comprendere l’entusiasmo per i cosiddetti mercati privati (1). Non tanto per i costi, veramente esorbitanti, che devono essere sborsati degli investitori, ma soprattutto per le logiche proposte da chi nei mercati privati ci bazzica e guadagna a man bassa – i gestori e distributori di prodotti.
Oggi parlerò di un altro tipo di pianificazione necessaria per gestire i propri averi finanziari senza troppe sorprese: decidere come avverrà l’operatività giornaliera della gestione patrimoniale. Il processo decisionale di costruire e mantenere un portafoglio richiede che alcuni aspetti siano decisi ex ante, a meno di non volersi poi invischiare in cambiamenti e ristrutturazioni costose o di cadere vittime della creatività altrui.